Polo Italiano cinofilia atletica

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Animalisti e "sport da Pit bull”, tra maltrattamento e massima gratificazione. 
A cura di Giovanni Mazzone

Il valore di molti animalisti è indiscutibile; sempre attenti alla tematica dei maltrattamenti si battono ogni giorno contro ogni tipo di prevaricazione dei diritti dei cani, e svolgono un buon lavoro di prevenzione e contrasto di alcuni illeciti.
Nel mirino degli animalisti oltre alla caccia ci sono oggi anche molti sport praticati dai cinofili, che sarebbero pericolosi e assolutamente da evitare. Le motivazioni addotte al disappunto riguardano il fatto che certi sport non sarebbero assolutamente svolti liberamente dai cani, pericolosi per la loro vita e assolutamente fuori da semplici attività di spasso con il nostro amico. 

Si resta del tutto sbalorditi infatti, se non disorientati, nel vedere un cane appeso ad un copertone per tempi biblici, saltare oltre tre metri in altezza su una parete di ferro, oltre 5 metri in lunghezza per atterrare come un missile sulla sabbia, trainare delle tonnellate di pietra su un binario come se fosse un treno, balzare come un grillo su piattaforme di cemento, nuotare per ore come un catamarano, eccetera.
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Lavori estremi ma anche attività molto meno "intense", hanno dell'incredibile per molte persone che non si occupano professionalmente di cinofilia e creano tante domande e punti di riflessione anche tra gli "addetti ai lavori".

Tutto spesso si rimette alla valutazione soggettiva della persona che giudica e del tipo di sport o attività, ne deriva che quando ad osservare un pugile c'è una nonnina ogni azione potrebbe essere violenta, così come per uno sportivo "puro" ogni attività è interessante e utile per sentirsi meglio; ma dal punto di vista del pugile un pugno non fa tanto male così come sembrerebbe, e una scalata in montagna non è poi tanto pericolosa per uno scalatore.

Esseri viventi che si cibano di adrenalina e vivono di ambizioni, pazzi come dei Pitbull/Amstaff, che si divertono solo nelle performance e si fermano solo se sfiniti: che si voglia capire o no, andranno sempre verso la vittoria, qualunque sia il campo sul quale competere, daranno il meglio oltre i limiti, oltre se stessi e se necessario oltre la loro stessa vita. 
Potrebbe essere inconcepibile come cosa per qualcuno,  ma è la stessa che ha permesso all'uomo di sopravvivere e fare selezione della sua razza. 

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Tanta agitazione deriva realmente da un pericolo palpabile oppure è frutto di una esagerazione? 


Andrebbe innanzitutto ricordato che il cane, da quando è stato addomesticato, ha vissuto a stretto contatto con l'uomo condividendo ogni tipo di lavoro, sport, gioco o attività con piacere e interesse. Dalla guardia alla caccia, dalla difesa della famiglia alla guida dei greggi di pecore, dal salvataggio in mare al traino della slitta sulla neve, passando per i giochi più disparati, il cane da sempre accompagna l'uomo nelle varie attività che sono una prerogativa di armonia nel rapporto e un requisito per ottimizzare le risorse, mantenersi in forma e rinforzare il legame. 

Posto come ovvio che l'attenzione per il benessere animale e il rispetto dei limiti fisici specifici deve essere il primo requisito per un amante o appassionato, si rischia di cadere facilmente in esagerazioni quando si parte dalla necessità isterica che oggi abbiamo di "UMANIZZARE" tutto intorno a noi, comprese le questioni cinofile, incuranti delle leggi della natura e al di fuori di ogni concezione razionale, come se conoscessimo il giusto in ogni situazione. 

L'uomo si è abbandonato alle psicosi da frustrazione, ai vizi, all'apatia, all'opportunismo e al consumismo, proiettando anche sui cani le sue manie di protezione "da tutto e a tutti i costi", con annesso il trasferimento dello stress e della tensione che ne deriva. 

Ne consegue che gli animalisti fanno un grandissimo ed encomiabile lavoro a favore dei cani ma spesso cadono nella trappola dell'UMANIZZAZIONE, per cui l'essere umano, con la distorsione di quello che lo circonda, con la sua apprensione psicotica, rende tutto assolutamente infruttifero, anche le buone intenzioni.

Le esagerazioni non sono mai buone ma neanche le superficialità, per cui fare attenzione alle varie attività specifiche per prevenire maltrattamenti o altro è un dovere per chiunque ami gli animali, ma a patto che non si prescinda dallo studio della storia di una razza e dal rispetto della selezione delle caratteristiche caratteriali e attitudinali che gli hanno garantito la sopravvivenza nel tempo.

Perché strumentalizzare un cane e obbligarlo a fare certe cose contro la sua volontà?

Entrando nel merito, da addestratore tengo a precisare in primo luogo che non esiste attività che il cane possa svolgere senza che esso non abbia piacere a farla, quindi escluderei a prescindere la possibilità che il cane venga obbligato a svolgere attività (se non costretto fisicamente o sotto minaccia). Addestrare un cane a fare qualcosa che non gli piace è molto difficile, forse impossibile in alcuni casi, ma abituarlo a lavorare con passione, con ambizione, con impegno e dedizione (Come spesso fa un Pitbull) presuppone una sua predisposizione/abilità al tipo di attività, e rientra tra le massime gratificazioni oltre a rappresentare peculiarità ricercate e rare di alcune specifiche razze o soggetti. 

Quasi nella totalità dei casi il cane vive per raggiungere obbiettivi insieme al suo padrone, è sempre pronto a imparare nuovi giochi ed attività cognitive e sportive ed è gioioso nel superare i suoi limiti e aumentare la sua performance. Il divertimento più grande per un cane è ricavato dal raggiungimento dello scopo che prefissa in collaborazione col suo padrone, nello sport, nel gioco e in qualsiasi altra attività.

Va aggiunto che la storia dei più grandi cinofili, il lavoro degli allevatori, la selezione e gli stessi standard insegnano che ogni cane, in base alla sua attitudine, vive armoniosamente la sua vita proprio se impegnato nella funzionalità per la quale è stato selezionato. La necessità di raggiungere degli obbiettivi ha richiesto una selezione morfocaratteriale specifica da parte degli allevatori che si sono impegnati per l'evoluzione delle varie razze, proprio in funzione del loro impiego.  
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Perchè fargli fare degli sport che potrebbero compromettere la sua salute e la sua qualità della vita? 

Alcune attività possono effettivamente rappresentare un rischio per la salute di un cane. Traumi all'apparato muscoloscheletrico, infarti e infiammazioni  possono dipendere proprio da una sollecitazione eccessiva durante lo sport o i vari lavori. Il rischio di incidenza ovviamente aumenta a seconda dell'intensità degli sforzi, dal tempo di esercizio e dalla preparazione atletica del cane. 

Per fortuna le statistiche dimostrano che le problematiche alla salute del cane atleta o del cane da lavoro, rispetto a un cane che gioca correndo nei prati di un parco sono relativamente trascurabili; questo anche in considerazione dei benefici ottenibili dalla corretta attività sportiva (anche estrema), cognitiva e da una opportuna alimentazione. La probabilità di traumi subisce un ulteriore abbassamento quando si attuano tutte le precauzioni utili a evitare incidenti.  

 


E' un dovere per tutti gli appassionati vigilare sulle attività che ruotano intorno alle razze che amiamo, ma è anche nostro compito far sì che la loro attitudine e le loro necessità siano rispettate. Quale violenza più grande possiamo fare ad un cane se non tenerlo segregato in casa comodo su un divano, a nostro parere “nel più profondo benessere” quando la sua vocazione sarebbe lo sport, il gioco e le attività atletiche.

La giustizia è sempre racchiusa nella conoscenza, nel rispetto della storia e della natura e soprattutto nell'equilibrio per le valutazioni oggettive e soggettive.  

 


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