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Animali da compagnia - Diritti e doveri


Assicurazione obbigatoria - dove farla

Cani a catena, vietato o legittimo?

Pitbull, aggressioni ai bambini e relazione in famiglia

 

levriere whippet

I nostri animali da compagnia sono tutelati da leggi ben precise. I proprietari di questi, però, trovandosi spesso a condividere spazi comuni, hanno delle norme da rispettare per una pratica convivenza tra umani e quattro zampe.

 

CANI IN SPIAGGIA

  1. Nessuno ha il diritto di cacciarvi da una spiaggia pubblica o dalla battigia se siete con il vostro cane in assenza di un divieto scaturito da un ordinanza comunale, provinciale o regionale,  chiaramente esposto e pubblicizzato regolarmente. Men che meno bagnini o altri bagnanti possono rivolgersi a voi con epiteti o invitandovi ad andarvene; in tal caso gli stessi possono essere denunciati per molestie.
  2. Solo le forze dell’ordine, e in particolare la Capitaneria di Porto e i Vigili Urbani, possono rivolgersi a voi invitandovi ad allontanarvi non prima di avervi informato della presenza della relativa ordinanza di divieto, di cui avete diritto non solo di conoscere il numero e la scadenza, ma anche di leggere il contenuto.
  3. Nessuno mai in nessun caso può allontanarvi dalla battigia; l’importante è che voi abbiate sempre con voi il sacchettino e la paletta (o il guanto) per la raccolta degli escrementi e una bottiglietta di acqua da versare sull’urina.
  4. Qualora il vigile o l’esponente della forza pubblica si rifiutasse di farvi leggere l’ordinanza o l’articolo di regolamento o legge regionale che vi impone di allontanarvi dalle spiagge con il vostro cane, chiedetegli immediatamente il numero di matricola e inviate protesta scritta all’ente di riferimento (comune, capitaneria di porto o comando di carabinieri o altre forze dell’ordine) spiegando quanto accaduto e inviatene copia alla Procura della Repubblica competente per territorio indicando il numero di matricola di chi si è rifiutato di mostrarvi le ordinanze: lo stesso è passibile del reato di omissione di atti di ufficio.
  5. In caso di multa scrivete sempre sul verbale le motivazioni che vi hanno indotto a rimanere in spiaggia (mancanza di cartelli di divieto o di indicazione del numero di ordinanza e data di divieto dietro i cartelli, interventi poco corretti di chi è preposto al controllo della spiaggia o altro). In questi casi la multa può essere impugnata davanti a un giudice di pace e basta una sola infrazione della sua stesura a renderla nulla.
  6. Segnalate al comando di competenza eventuali disparità di trattamento riservate, anche negli stabilimenti privati, a bagnanti con il cane (anche in caso di divieto) e altre situazioni di divieto conosciute (bagnanti che violano le regole di tuffo in mare o altro). E ricordate che stare in spiaggia con il vostro animale è un vostro diritto.

 

 FAQ

  • Dei vicini di casa sono andati in ferie per l'intero mese di agosto, lasciando in giardino il cane a cui qualcuno porta da mangiare e da bere ogni tanto. Il cane abbaia sempre e se ci si avvicina al cancello diventa aggressivo. Cosa si può fare?

    La situazione che descrive è ovviamente intollerabile, sia per le sofferenze che produce nel cane, sia per il disagio che porta nel vicinato. In casi simili la cosa migliore da fare è contattare la sezione più vicina di un'associazione animalista sul territorio, o anche le autorità locali di pubblica sicurezza (Carabinieri, Polizia Municipale). Nel caso venga ravvisata una situazione di maltrattamento del cane, che ci pare evidente, si potrebbe arrivare anche all'intervento della magistratura con un provvedimento che porti alla "liberazione" del cane e al suo affidamento a personale qualificato.

  • Il mio cane non è aggressivo, ma è molto vivace e a volte mi scappa. Se combina qualche guaio, nonostante abbia fatto il possibile per tenerlo sotto controllo, è sempre colpa mia?

    Salvo casi eccezionali, il proprietario risponde sempre dei danni provocati dal proprio animale. Il principio fondamentale è che al proprietario spetta l’obbligo di custodia del cane, anche se spesso si sollevano dubbi sugli effettivi confini di questa responsabilità civile e penale. A questo proposito la Corte di Cassazione ha sottolineato come non sia sufficiente che il proprietario dimostri “di avere usato la comune diligenza nella custodia dell’animale”. Non basta cioè aver legato il proprio cane alla catena, aver apposto il cartello “attenti al cane”, o aver trattenuto l’animale in un recinto. In sostanza, il  proprietario deve risarcire i danni provocati dal cane anche se ha fatto il possibile per evitarli. La responsabilità del proprietario (art. 2052 del Codice Civile) riguardo ai danni cagionati, infatti, trova un limite unicamente nel caso fortuito, cioè nell’intervento di un fattore esterno (imprevedibile, inevitabile ed eccezionale) alla causa del danno.
    Il propretario può, inoltre, essere chiamato a rispondere penalmente se il suo cane aggredisce qualcuno. La Corte di Cassazione (sentenza n. 20054, 2010) in questo caso ha chiarito che la responsabilità del proprietario sussiste quando si accerta che la custodia è stata negligente.

  • Ho letto sul giornale di un cane che è morto perché lasciato sul balcone d'estate per giorni senza avere acqua a disposizione. Il proprietario è sotto processo, ma cosa rischia davvero?

    In Italia il Codice Penale punisce con la pena della reclusione da 4 mesi a 2 anni chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale (art. 544 bis C. P.) e da 3 a 18 mesi di reclusione o con multa da 5.000 a 30.000 euro chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie, o strazio” con aumento della pena fino alla metà se da tali comportamenti deriva la morte  (art. 544 ter C. P.).
    Perché possa applicarsi tale norma è opinione comune che non debba sussistere necessariamente la volontà di uccidere l’animale ma che sia sufficiente un’azione o un'omissione tale da portare a questo esito. 
    In sostanza, nel caso specifico, è stato sufficiente "accettare il rischio” che l'animale lasciato al sole sul balcone senza acqua avrebbe patito gravi sofferenze.
     

  • Ho sentito che esiste il reato specifico di traffico di animali da compagnia, è vero?

    Da qualche tempo è stato effettivamente introdotto il reato di traffico illecito di animali da compagnia, che prevede sanzioni penali per chi introduce illegalmente cani e gatti in Italia. La norma prevede la reclusione da tre mesi a un anno, multe da 3.000 a 15.000 euro e punisce non solo chi introduce gli animali, ma anche i conniventi nel nostro Paese -“basisti” che si dedicano alle attività di trasporto, commercio e allevamento- con la sospensione delle attività da tre mesi a tre anni.

  • Ho un cane che abbaia spesso e un vicino di casa minaccia sempre di denunciarmi per il disturbo che dice di patire. Ma cosa rischio davvero?

    Chi possiede un animale “rumoroso” rischi di vedersi contestare quanto disposto dall'art. 659 del Codice Penale (“disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”) che recita: “chiunque mediante schiamazzi o rumori, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, è punito con l’arresto fino a tre mesi” o con un’ammenda fino a 300 euro. Inoltre nel Regolamento di Polizia Urbana del Comune di residenza è spesso previsto che il cane non rechi disturbo o danno al vicinato; durante la notte non deve disturbare la quiete pubblica abbaiando.

    Tuttavia non è sufficiente che il disturbo sia arrecato ad un solo vicino, è necessario che riguardi una pluralità di persone. L’interesse tutelato dalla norma è quello della pubblica tranquillità. È necessario, dunque, che i rumori derivanti dagli animali siano idonei “ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone”. Spesso, infatti, succede che le liti tra vicini di casa abbiano radici diverse (antipatie, rancori antichi, dispetti vari) e gli animali siano solo un pretesto per “colpire” il vicino mal sopportato: capita, dunque, che si denuncino ingiustamente per disturbo cani, gatti o altri pet solo perché si vuole procurare un grattacapo al vicino antipatico.

    Attenzione, però. Un cane che abbaia di continuo non è un cane sereno. Non ci si deve illudere di poterlo lasciare tutto il giorno sul balcone o in giardino: esige la compagnia e la presenza degli esseri umani. Sul balcone, pur grande e accogliente, il cane da solo soffre. Quindi abbaia per richiamare l’attenzione dei suoi tutori, creando effettivo disturbo e fastidio.

  • Tornando dalla spiaggia ho visto un cane chiuso in una macchina che era chiaramente spossato dal caldo. Non sono riuscita a trovare i proprietari, ma cosa si deve fare in casi del genere?

    In casi simili, se non si rintraccia subito i proprietari dell'auto, è necessario chiedere l'intervento di Polizia, Polizia Municipale o Carabinieri per procedere eventualmente alla rottura di un finestrino e liberare l'animale. I cani non sudano e nche pochi minuti chiusi in macchina sotto il sole possono essere fatali. La normativa che si applica in questi casi a chi ha lasciato il cane in una situazione tanto disagevole è quella che tutela gli animali d’affezione: la Legge 189/2004 contro l’abbandono e il maltrattamento. Per maltrattamento di animali si rischia il carcere o una multa da 3.000 a 15.000 euro.

  • Ho sentito di investimenti di animali da parte di macchine che poi scappano senza fermarsi. Se mi trovo ad assistere a un investimento, cosa devo fare?

    In base all’art. 189 comma 9 bis del Codice della Strada: «L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subìto il danno. Chiunque non ottempera agli obblighi di cui al periodo precedente è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 389 a euro 1.559. Le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso. Chiunque non ottempera all’obbligo di cui al periodo precedente è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 78 a euro 311».

    Non è punibile quindi solo l'investitore ma, anche se non si è coinvolti in un incidente e/o non si è diretti responsabili dell’investimento, è necessario prestare soccorso agli animali feriti. Ovviamente se l'animale necessita di cure importanti, chi assiste a un investimento adempie ai suoi obblighi denunciando immediatamente il fatto all'autorità competente in modo da far intervenire al più presto i soccorsi. Le autorità a cui rivolgersi sono la Polizia di Stato (tel. 113), o i Carabinieri (tel. 112), oppure i Vigili Urbani del Comune in cui è avvenuto l’investimento (ogni Comune ha un proprio numero telefonico di Polizia locale) per far intervenire una pattuglia.

  • Come devo comportarmi se vedo qualcuno che abbandona un cane o un gatto?

    Deve denunciare al più presto il fatto al più vicino organo di Polizia giudiziaria (Carabinieri, Polizia, Vigili urbani, Corpo forestale, Guardia di finanza) possibilmente fornendo elementi identificativi della persona che ha abbandonato l'animale. Denunciare una persona ai sensi del Codice penale (e, ovviamente, della Legge 189/2004) è semplice. Non si rischia nulla. L’abbandono è reato procedibile d’ufficio: non si prevede quindi il pagamento delle spese processuali e l’eventuale risarcimento del danno a carico di chi ha avviato un procedimento penale che si concluda con l’assoluzione dell’imputato.
    La legge parla chiaro: sia la Legge 281/1991 sia la Legge 189/2004 puniscono l’abbandono di animali. Più recentemente sono state inasprite ulteriormente le sanzioni: oggi (considerato anche che l’abbandono viene considerato maltrattamento) è prevista la reclusione fino a un anno e multe da 3.000 a 15.000 euro.

Riferimenti


  • Nuova legge n. 220/12 condominio
  • CASSAZIONE CASSAZIONE n. 899/1972 - 24 marzo ("Divieto animali in appartamento? Non valido se in regolamenti condominiali ordinari")
  • CASSAZIONE n. 899/1972 - 24 marzo ("È inesistente il divieto giuridico di tenere cani in condominio. Il regolamento condominiale che contenga una norma contraria è limitativo del diritto di proprietà, quindi giuridicamente nullo. L'assemblea condominiale non può deliberarlo").
  • Sentenze emesse da Pretori di Torino e Milano: hanno assolto dalle loro presunte colpe due proprietari di cani e in entrambi i casi hanno condannato i proprietari degli stabili alle spese giuridiche, sentenziando anche che "i cani e gli altri animali domestici fanno parte delle affettività familiari".
  • CASSAZIONE n. 4706/2011
  • CASSAZIONE n. 1394 del 6 marzo 2000 (punibile l'abbaiare continuo dei propri cani anche - e soprattutto - in ore notturne)
  • CASSAZIONE n. 26107 del 2006 (Se il cane disturba di notte, previsto anche arresto per i proprietari)
  • CASSAZIONE n. 1394 del 6 marzo 2000 ("Cani e gatti in condominio: disturbo della quiete pubblica")
  • C. Penale ("Disturbo notturno da parte del cane")
  • Art. 844 del C. Civile ("Divieto di" immissioni - Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi).
  • Scheda utile "IMMISSIONI MOLESTE"
  • FARE UNA DENUNCIA
  • Sentenza del pretore di Campobasso del 12 maggio 1990: è necessario l'accertamento dell'effettivo pregiudizio recato alla collettività dei condomini sotto il profilo dell'igiene e della quiete, non essendo sufficiente il semplice possesso degli animali.

ANIMALI IN CONDOMINIO


VIETARE UN ANIMALE IN CONDOMINIO

Vietare ad un condomino - anche mediante un regolamento condominiale - la detenzione di un animale domestico nel proprio appartamento equivale a menomare i suoi diritti personali e individuali (art. 1138 del Cod. Civile, come modificato dalla nuova legge n. 220/12 sul condominio), un atto illegale a tutti gli effetti.

DIVIETI A DISCAPITO DEGLI ANIMALI

Anche qualunque delibera condominiale che si "inventi" delle regole a discapito dell'animale (es.: vietato dare cibo ai randagi; vietato l'uso dell'ascensore; divieto d'uso delle scale...), può essere annullata presentando ricorso al Giudice di Pace entro 30 gg dalla data di deliberazione (per i dissenzienti, o astenuti) e dalla data di ricevimento del Verbale (per gli assenti). Basta una lettera in carta libera dove sia elencato il problema, allegando opportuna documentazione (es. eventuali certificati medici relativi all'animale; elenco delle leggi di riferimento) e copia della delibera. Se poi, malauguratamente per i condomini che creano problemi a chi possieda animali domestici, il divieto contro l'animale non fosse stato discusso come argomento all'ordine del giorno, ma solo come elemento dello spazio "varie ed eventuali", la delibera è già nulla di per sé (se un punto non è esplicitamente all'ordine del giorno, non può essere poi affrontato come "varie ed eventuali", ma solo eventualmente come punto all'ordine del giorno di una successiva assemblea) e basterà inviare una raccomandata A/R all'Amministratore, per sancire il tutto.

DISTURBO DELLA QUIETE DEGLI ANIMALI

Qualora una norma contenuta in un regolamento condominiale tenti comunque di vietare la detenzione di animali affermando che essi possono disturbare la quiete o l'igiene della collettività, non solo il semplice possesso di cani o di altri animali non è sufficiente a far incorrere in questo divieto, ma è anche necessario che si accerti effettivamente il pregiudizio causato alla collettività degli altri condomini sotto il profilo della quiete o dell'igiene. Insomma, i condomini contrari alla presenza di un animale domestico dovranno seriamente documentare - tramite personale tecnico privato, o anche il servizio veterinario pubblico (ASL) - la gravità delle situazioni da loro denunciate, per chiarire se si tratta davvero di problematiche ambientali (scarsa igiene, malattie, cattivi odori, etc...) sempre che però, nel frattempo, al personale tecnico non sia venuto da ridere ;)

  • Alla luce di quanto sopra, di norma è difficile trovare un giudice che faccia allontanare un animale da un appartamento: chi accusasse un proprietario di animli domestici di quanto espreso ai punti precedenti, dovrebbe dimostrare con prove rigorose che, per. es., l'animale o gli animali recano disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone (art. 659 Codice Penale), o che si verificano immissioni superiori alla normale tollerabilità (art. 844 Codice Civile)


Animali e condominio: cosa dice la legge

Una importante novità riguardante il possesso di animali è contenuta in una disposizione del Codice civile, recentemente riformato sul punto, che ha in sostanza liberalizzato l’ingresso degli animali domestici nei condomini. Oggi, il Codice civile stabilisce che i regolamenti condominiali non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. I giudici affermano difatti che il cane e il gatto vanno considerati come esseri senzienti e facenti parte del nucleo familiare.
Sempre il Codice civile afferma che vietare ad un condomino la detenzione di un animale domestico nel proprio appartamento, equivale a menomare i suoi diritti personali e individuali. Un regolamento condominiale non può, quindi, stabilire limiti ai diritti ed ai poteri dei condomini sulla loro proprietà esclusiva. L’unico caso in cui un condomino può vedersi vietata la detenzione di un animale domestico si verifica quando tale divieto è previsto dal contratto di locazione dell’appartamento (il divieto in questo caso ha natura contrattuale).
Un animale può essere allontanato da un condominio solo in casi di particolare gravità (scarsa igiene, malattie ecc.) che devono essere documentate, anche tramite personale tecnico privato, o anche il servizio veterinario pubblico (ASL).
Resta aperto il problema della corretta definizione della categoria, dal momento che il Codice parla di “animali domestici”, non più di animali di compagnia, ma senza specificare quali animali vi rientrino e quali no. Rimane la possibilità di vietare il possesso di animali esotici, ma non ci sono riferimenti chiari ad animali come, ad esempio, furetti, criceti e conigli.

 

Cosa fare in caso di divieti del condominio

Abbiamo detto che un regolamento condominiale non può stabilire limiti ai diritti ed ai poteri dei condomini sulla loro proprietà esclusiva e, quindi, non può vietare di possedere animali domestici. Qualunque delibera condominiale che contenga disposizioni a discapito dell’animale (es. : vietare l’uso dell’ascensore o delle scale), può essere annullata presentando ricorso al Giudice di Pace entro 30 gg. dalla data della deliberazione (per i dissenzienti o gli astenuti) o dalla data di ricevimento del Verbale per gli assenti all’assemblea condominiale. Per il ricorso è sufficiente una lettera in carta libera in cui il cittadino descrive il problema, allegando altra documentazione se occorre (es. eventuali certificati medici dell’animale) e copia della delibera.
Nel caso nel corso dell’assemblea condominiale il divieto contro l’animale non fosse stato discusso come argomento all’ordine del giorno, ma nelle “varie ed eventuali”,  la delibera è già considerata nulla (cioè non produce alcun effetto) ed è sufficiente inviare una raccomandata A/R all’Amministratore.

 

Disturbo all’igiene e disturbo della quiete pubblica

Il proprietario di un animale domestico è passibile di reclamo da parte degli altri condomini solo nel caso le immissioni (rumori molesti, odori sgradevoli, ecc.) provenienti dalla sua abitazione provochino insofferenze o generino un malessere che, però, devono essere provate e certificate da un medico o da un ente tecnico apposito. In tal caso, cioè quando le immissioni diventano intollerabili ai sensi del Codice civile, il condominio potrà chiedere la cessazione della turbativa approvando una specifica deliberazione in assemblea condominiale oppure rivolgendosi al Giudice di Pace di competenza.
Avvalendosi di un consulente tecnico d’ufficio per gli accertamenti, il Giudice potrà inibire l’attività contestata, o imporre, se tecnicamente possibile, gli accorgimenti che ne riducano il fastidio. Il trasgressore potrà essere condannato al risarcimento dei danni nei confronti di coloro che hanno dovuto subire i disagi sopra richiamati. In ogni caso, va sottolineato che raramente si procede all’allontanamento dell’animale.
Un discorso a parte merita il rumore, in quanto la tutela contro le immissioni rumorose è prevista anche dal Codice penale che prevede come ipotesi di reato il disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone. Per quanto riguarda il disturbo della quiete, i cosiddetti orari sensibili e le regole per i rumori molesti valgono per l’abbaiare di un cane come per la musica di uno stereo o per gli schiamazzi.
È importante precisare che il disturbo, anche se denunciato da più persone, deve essere dimostrato da una perizia, ovvero dal monitoraggio di personale abilitato (ad esempio i vigili,  le ASL, ma anche tecnici privati incaricati dal condominio) dal quale risulti che sono state quantitativamente violate le norme sull’inquinamento acustico.
Quindi, per poter denunciare un condomino per rumori definiti molesti, è necessario che tale disturbo sia dimostrato e:

  • continuato: il caso in cui un cane abbaia occasionalmente, non è considerabile fatto molesto come invece un abbaiare insistente, continuo e violento;
  • supportato da testimoni disposti anche a comparire davanti a un giudice;
  • causa di problemi psico-fisici: è passabile di denuncia un vicino che crei (o non impedisca il generare) un rumore in grado di creare una patologia ad altra persona.
     

Infine va segnalato che gli animali non possono essere lasciati senza vigilanza per lungo tempo sul balcone o nelle abitazioni perché si potrebbe ipotizzare il reato di omessa custodia.

 

Uso di parti comuni dell’edificio condominiale

Un altro tema spesso causa di dibattiti è l’accesso dell’animale domestico nelle parti comuni del condominio. Secondo il Codice civile, sono oggetto di proprietà comune dei proprietari dei diversi piani o porzioni di piani di un edificio: il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e in genere tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune. Ciò significa che ogni condomino ha il diritto di usufruire di tali parti seppur sempre nel rispetto delle normative igienico-sanitarie e del decoro urbano.
Il condominio può richiedere che il cane mantenga il guinzaglio e o la museruola nelle parti comuni dell’edificio, ma non può negare l’accesso a zone comuni quali l’ascensore o le scale, spesso fonte di discussione. Nel caso venga contestata una mancanza di igiene o di decoro, vale quanto detto nel paragrafo precedente: i condomini dovranno dimostrare con prove rigorose che l’animale è causa di deterioramento e/o sporcizia delle cose (muro, ascensore, cortile o altro), o che sia portatore di malattie, con documentazione fotografica affidabile e/o con perizia di parte. A tutela dell’animale sarà utile esibire un certificato di un veterinario che ne attesti la buona salute.

 

Minacce nei confronti degli animali domestici

Per prima cosa è importante sottolineare che nessun condomino o cittadino è autorizzato, per quanto si possa sentire disturbato dalla presenza di un animale, a maltrattarlo, perseguitarlo o ucciderlo.
Se un condominio o un vicino rivelasse l’intenzione di nuocere a un animale domestico, anche se non di proprietà, può presentare una denuncia per minaccia alla Polizia Municipale, alla Polizia di Stato, ai Carabinieri, o al Corpo Forestale dello Stato.
Nel caso non si conosca l’identità del soggetto che minaccia un animale domestico, si può comunque sporgere denuncia contro ignoti recandosi presso le autorità sopraccitate. Nel caso la minaccia includa accenni a utilizzo di veleno è importante ricordare che il Testo Unico delle Leggi Sanitarie stabilisce il divieto, punendolo anche con reclusione fino a 2 anni, di distribuzione di sostanze velenose in quanto potrebbero essere ingerite anche da bambini. Esiste inoltre un’ordinanza che stabilisce il divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati.


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