Il sorriso di un Pitbull

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a cura di Giovanni Mazzone  18.04.2021.

Bisogna guardare oltre per osservare alcune caratteristiche, una di quelle davvero difficili da distinguere in un cane è un sorriso da un ringhio. 

Qualcuno nel leggere queste parole starà facendo un espressione sconcertata e perplessa, tuttavia vi assicuro che i cani e soprattutto i Pitbull mimano una specie di sorriso, che nulla ha a che fare con una minaccia.

 E' necessaria una certa esperienza e forse anche una buona conoscenza per capire la differenza tra un ringhio minaccioso e un sorriso sottomesso. Nel mio destino ho avuto la fortuna di vivere tanti Pitbull, alcuni di loro "sorridono" pacificamente, qualcuno ringhia seriamente, ma fraintendere questi due atteggiamenti è davvero facile. Novizi, appassionati e purtroppo anche colleghi addestratori, puniscono e richiamano, anche brutalmente, cani che pur mostrando i denti non stavano affatto affermando azioni violente. 

Quando i cani che "sorridono" o che indietreggiando mostrando i denti per paura o sottomissione vengono puniti o addirittura percossi, questi possono sviluppare per tutta la vita una profonda diffidenza nell'uomo e una propensione alla fuga o all'aggressione.

Allo stesso modo se siamo noi a indietreggiare, impauriti innanzi ad un cane che mostra i denti per paura, lo stesso potrebbe sentirsi quasi "incitato" a dominare quel momento, quindi pur di mettersi al sicuro potrebbe innescare azioni minacciose e violente. 

 Il ringhio sommesso è uno dei comportamenti canini meno studiati, se non dagli addestratori più attenti, infatti mostrare i denti viene generalmente considerata un'espressione da non tollerare in nessun caso e che quindi viene perseguita e inibita. Riconoscere un ringhio sommesso o un "sorriso di sottomissione" non è impossibile, se il vostro Pitbull resta immobile con il corpo (quindi non assume una postura rigida di minaccia e una predisposizione all'aggressione) o addirittura indietreggia, molto probabilmente non vi sta minacciando. 

Se indietreggia restate immobili, tranquillizzando il cane con rinforzi positivi come parole dolci, mani basse e se possibile richiamatelo ad un gioco; se invece vi sorride da seduto, sdraiato o steso, senza irrigidire il collo, con le orecchie basse e con una postura in "riposo", provate a parlare e giocare in maniera goliardica e superficiale, ponetevi come se il suo atteggiamento fosse un modo simpatico per dire: "So che sei tu il leader e avrò fatto qualcosa di male ma non ti arrabbiare". Il Pitbull è pratico di questo simpatico rito, sorride in questo modo quando gli facciamo una ramanzina, ma a volte anche quando ci vuole chiedere qualcosa come del cibo che abbiamo in mano o quando torniamo dopo molte ore a casa. È stato scientificamente provato che nelle cucciolate in cui è frequente una manipolazione dei cuccioli, come il prendere in braccio il cucciolo (dalle 5 alle 12 settimane), tenerlo per qualche minuto in braccio, ripetere la pratica per 5 volte al giorno massaggiandolo e accarezzandolo in varie posizioni (mai quando lo chiede con lamenti o pianti), diminuisce sensibilmente l'abitudine di ringhiare all'uomo.

Sembra che anche il controllo del cane in età adulta, sia più facile nei cuccioli che avevano avuto esperienza con questo tipo di contatto.
I Pitbull sono tipicamente molto dolci e disponibili con gli uomini, ed è frequente trovarne di "sorridenti", qualcuno mostra i denti con esuberanza o impertinenza e qualcuno arriccia il naso come un pagliaccetto. Se interpretato nella maniera giusta e non inibito ma vissuto con goliardia, questo atteggiamento può diventare un simpatico modo di giocare e stuzzicarsi a vicenda, mai pericoloso e certamente molto divertente e caratteristico. È evidente che non bisogna "prendere" nessun ringhio con leggerezza, perché in ogni caso quello è un modo in cui il cane ci comunica qualcosa che potrebbe essere innocua quanto pericolosa. Impariamo quindi ad essere più attenti nell'osservazione dei nostri cani e guardiamo oltre, cercando di intervenire in maniera adeguata per evitare di lasciare traumi o diffidenza da parte dei nostri potenziali "migliori amici".